Log. Daniele D’Acquisto @ Gagliardi & Domke


Veduta della mostra, foto mia



Visitando la mostra di Daniele D’Acquisto (Taranto, 1978) da Gagliardi e Domke, ho trovato ad accogliermi un’atmosfera essenziale, industrial, in pieno accordo con lo stile architettonico della galleria. Una mostra con un spessore concettuale dai risvolti inattesi, che non indulge in estetismi di sorta. 

Ma poi - oplà! - mi è venuta in mente la disputa sul paragone delle arti che andava in voga nel Rinascimento. Vi ricordate quel dipinto di Giovanni Girolamo Savoldo, dove si vede un uomo in armatura in un gioco di specchi, in modo che l’osservatore possa cogliere tutti gli aspetti della sua figura, come girandoci intorno?

Si tratta del ritratto di Gaston de Foix, conservato al Louvre.





Il dipinto del Savoldo conservato al Louvre
Foto dal web


Insomma, gli artisti rinascimentali discutevano su quale arte fosse superiore perché in grado di rendere conto di tutti i possibili punti di vista dello spettatore. Fatte le debite proporzioni, e con un bel salto di secoli e background culturali, il lavoro pensato da D’Acquisto appositamente per Gagliardi gioca proprio sulle variazioni di vedute che delle sue opere sono possibili. 


Coinvolgendo attivamente lo spettatore, l’artista gioca a scolpire lo spazio stesso, creando vuoti, pieni, pieghe di reti di falsi canestri e giochi di sfumature che danno forma di volta in volta alle opere. Come quella a parete, che appare ai nostri occhi ora bidimensionale, ora scandita da ombre più o meno taglienti.

Come nel dipinto del Savoldo, anche qui possiamo vedere l’opera da punti di vista molteplici: ogni volta ci apparirà diversa.


Anche i lavori fotografici di più piccole dimensioni tengono il filo di questo stesso discorso, burlando consapevolmente la percezione dello spazio e della sua profondità, con effetti plastici.


Log è la parola che usiamo per entrare o uscire dallo spazio virtuale di un sito. Qui nello spazio ci entriamo fisicamente, ma per scoprirlo flessuoso e malleabile, come non avremmo pensato possibile