Moving images. La Biennale dell'Immagine in Movimento @OGR

installation view @ OGR
courtesy @ OGR
 



Il tema dell’immagine in movimento, o moving image, investe una così larga parte della nostra cultura attuale da diventare difficile da circoscrivere. Che cos'è l’immagine in movimento? È video? Ha a che fare con il web? È qualcosa di tecnologico, come più facilmente ci aspettiamo, o forse, ancora, qualcosa di meccanico, o magari addirittura di cerebrale, imponderabile e astratto?

L’immagine in movimento è tutte queste cose, e ancora molto altro. 

In occasione della Biennale dell’immagine in movimento, quest’anno si è realizzata una fruttuosa e importante collaborazione tra il Centre d'Art Contemporain di Ginevra e le OGR di Torino. La Biennale, curata da Andrea Bellini e Andrea Lissoni, è attualmente visitabile nella sede torinese, dove resterà fino alla fine del mese di settembre.


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Forse proprio per la caratteristica polisemantica dell'argomento delle moving images, le opere in mostra paiono indagare con particolare interesse il tema del limite, del confine, del frame che separa, così come del movimento che fa incontrare, oltrepassando le divisioni e incoraggiando nuove connessioni.

C'è di tutto: dall’ebook di Ian Cheng, al racconto futuristico di Meriem Bennani, dalle sedute (alchemicamente?) dorate di Andreas Angelidakis, fino alle creature mezzo spirituali e mezzo tecnologiche di Korakrit Arunanondchai e Alex Gvojic, alle narrazioni bi/tridimensionali di Kahil Joseph o, ancora, a quelle contenute, si direbbe, nella memoria di specie di golem composti di ogni sorta di oggetti e materiali di Tamara Henderson. Tutti gli artisti in mostra, con le loro diverse provenienze e culture, paiono sempre soffermarsi sul tema del confine, del limite.


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Ognuno di loro insiste sullo stesso concetto di confine, o di soglia. Che sia confine geografico, politico, o quello tra umano e spirituale, o tra uomo e macchina, o anche, più filosoficamente, materia e forma.

Ognuno indaga il tema in modo diverso, con mezzi diversi, arrivando a conclusioni diverse. Ma tutti procedono in modo analogo, tentando e sollecitando la tensione di quella soglia che non è più barriera, tra immagine, suono, movimento, viaggio, meta da raggiungere. Si delinea così l'idea di un confine che si fa sempre meno nitido, e che, senza remore, si spalanca sul mondo.



info mostra: www.ogrtorino.it