Quando l’anima bussa alle porte di vetro. Il dialogo con la Psiche nel lavoro di Claudia Virginia Vitari

di Maria Cristina Strati Testo in catalogo per la mostra di Claudia Virginia Vitari "Le città invisibili", in programma presso la Galleria Berlinartprojects di Berlino giugno/luglio 2012

Pubblico qui la versione originale in italiano del testo, che nel catalogo è stato ovviamente tradotto in tedesco
Anime che bussano a porte di vetro, che vogliono emergere dall’abisso del’inconscio e giungere alla luce, per andare oltre i cliché e i condizionamenti sociali che le imprigionano e vogliono metterle a tacere. È questa la prima immagine che viene in mente per interpretare i lavori di Claudia Virginia Vitari, che con delicatezza e diligente attenzione indagano il tema della malattia psichica. È noto come il celebre Carl Gustav Jung ebbe le prime intuizioni circa la psicologia del profondo a partire dall’analisi di pazienti schizofrenici. Fu dalla lettura in chiave psicoanalitica dei deliri dei pazienti che Jung giunse a formulare alcune sue fondamentali teorie, prima fra tutte la nozione, allora rivoluzionaria, di Anima. L’idea di Anima, mutuata dalla filosofia neoplatonica nei suoi sviluppi rinascimentali e nei più tardivi esiti agostiniani, diventò centrale in seguito per moltissimi studiosi della psiche umana, tra cui Marie Louise von Franz, Clarissa Pinkola Estès – solo per citare qualche nome - e non ultimo, il grande James Hillman, da poco deceduto. Diversamente da quanto accadeva prima, a partire da Jung il concetto di Anima è personalizzato: Anima è ora Psiche, profonda e bellissima, colei che tiene conto degli aspetti spirituali e immaginativi dell’essere umano, come mai prima era avvenuto in psicanalisi. Si direbbe che è proprio l’Anima intesa in tal senso la protagonista di questo progetto di Claudia Virginia Vitari. In queste opere, nate da un lungo lavoro di ricerca sul campo, il tema della psicosi è infatti indagato in modo umanissimo e diretto, ma al contempo erudito dal punto di vista della tecnica artistica e della ricerca intellettuale. Spaziando tra citazioni dotte, da Foucault a Goffman, i lavori in mostra sono insieme esteriormente belli e profondi nei significati, in grado di dire molte cose attraverso forme esteticamente gradevoli, ma mai meramente estetizzanti. Sono perciò in perfetta armonia con la natura di Psiche. Questo lavoro si rivela inoltre di sicuro interesse alla luce del fatto che, nella nostra contemporaneità, fenomeni come depressione, attacchi di panico, ipocondria e altri vari disturbi di origine psicologica appaiono diffusi in maniera insistente e pervasiva. Sembra quasi che la verità e l’autenticità e della psiche profonda stiano cercando, per mezzo dei diversi disagi, di far valere il proprio diritto di abitare con noi, nella nostra quotidianità. Esse rifiutano di annullarsi e conformarsi a modelli sociali da noi passivamente acquisiti, ma che sono ormai spenti e senza vita, simili metafore morte e cadute in disuso.
In questo senso il lavoro di Claudia Virginia Vitari indaga il limite sottilissimo e labile tra malattia e sanità mentale, maschera sociale e anima, dove a quest’ultima, però, è riconosciuto legittimo diritto di parola. Emerge così un mondo intenso, pieno di riflessioni, volti, sguardi e relazioni, che ha molto da dire e da testimoniare, ben oltre gli angusti confini delle istituzioni totali. Ogni opera appare come un piccolo squarcio aperto, un passaggio, un ponte, o una visione che consente finalmente di porre in luce l’individualità di ogni essere umano, la sua componente-anima originale e profonda, oltre ogni etichetta e definizione. I volti dagli occhi chiusi, che sorgono spingendo dai loro abissi di fragile vetro, stretti in rigide scatole di metallo, sembrano suggerire a noi qualcosa di essenziale. Prima fra tutte l’idea che affibbiare all’Anima una teoria diagnostica ad essa estranea, come fosse un’etichetta comoda per riconoscerla, utile solo a schedarla per tentare di metterla a tacere, renderla innocua e de-finirla, non serve a nulla. Vale invece la pena di porsi onestamente in dialogo e provare a comprendere, al di là di ogni pregiudizio, i messaggi nati dall’intuizione dell’umana psiche, per cogliere infine le ricchezze, la verità e la bellezza che essa da sempre, come in uno scrigno segreto, porta con sé.



(per le immagini courtesy Claudia Virginia Vitari e Berlinartproject, Berlin)