DO NOT DISTURB_ testo per la mostra di NOx_ 21 dicembre 2011




NOx è la formula chimica che indica genericamente tutti gli ossidi di azoto, ovvero i gas tossici emessi da qualsiasi materiale nel corso di un processo di combustione. Dal punto di vista scientifico il termine NOx indica dunque qualcosa che si propaga inquinando, in modo metaforicamente simile al diffondersi di un virus o un’infezione.
Che succede però se a spandersi e moltiplicarsi come un virus non è una malattia o un materiale vaporoso e infestante, ma un’agire artistico poetico e intenso, che con le luci ed ombre dei suoi disegni traccia linee e parole volte a catturare l’attenzione di chi guarda? Secondo questo altro significato, o meglio, secondo questo doppio senso del termine, NOx è il nome scelto dal giovane street artist e abilissimo disegnatore torinese protagonista con i suoi lavori di questa mostra personale.
Nel suo lavoro in strada NOx manifesta infatti l’intenzione di raggiungere con i propri disegni le persone comuni nei loro luoghi di vita quotidiana, oltre i confini circoscritti dello spazio espositivo di una galleria tradizionale o del mondo dell’arte in senso stretto. Il suo è un operare artistico che vorrebbe poter fare propri spazi collettivi e condivisi, anche ai limiti della legalità, e che nasce dunque con l’intenzione di porsi in dialogo con la verità dell’esperienza e della vita quotidiana.
Oltre la parete e la strada, i soggetti dei suoi disegni si animano però sulle tele e nei lavori installativi esposti in galleria, senza perdere nulla della loro freschezza, autenticità e capacità comunicativa. In essi risalta immediatamente una marcata dimensione poetica e narrativa, che fa leggere tra le righe di ogni disegno o composizione, una storia non apertamente rivelata, ma densa di possibili significati.
Accanto all’aspetto “street” del lavoro, NOx riesce così a far convivere un evidente perizia tecnica, che oltrepassa gli stilemi più marcatamente pop per declinarsi in un senso diverso e originale, tutto incentrato sul disegno dai tratti marcati e intensi, ma sempre precisi.
Per rispondere alla necessità di arrivare a più persone possibili, il lavoro di NOx si gioca intorno ad alcune esigenze linguistiche proprie della poster art, o più in generale della street art, valendosi di stilemi e soggetti ricorrenti e facilmente riconoscibili.
Nei suoi disegni si avvicendano così, come in un ipnotico ritornello, figure infantili, funamboli, piccole ballerine, clessidre alate, carillon, corvi e scritture dai rimandi poetici e riflessivi.
Il filo conduttore del lavoro è spesso il tema del tempo: la temporalità intesa come dimensione esistenziale, che riporta l’essere umano alla propria finitezza e mortalità, ma anche, contestualmente - o meglio, conseguentemente - il tempo come tempo da vivere, trascorrere, impiegare compiendo delle scelte precise e non sempre facili. Le figure infantili a cui si contrappongono grossi corvi annunciatori di morte, o il simbolo della clessidra, che misura il tempo che vola via con impressionante leggerezza vanno quindi compresi in questo senso: è l’ingombrante presenza della mortalità che dona un senso e un fine al nostro fare quotidiano, ma in essa è anche la vita intesa come occasione da non perdere, per il suo essere tanto preziosa quanto dolorosamente fugace ed effimera.
Pur essendo di natura fiabesca, i soggetti di NOx vivono così in una costante tensione esistenziale, alla ricerca di un delicatissimo equilibrio, tanto difficile da raggiungere, tra interiorità e mondo sociale, fantasia e realtà, mondo dell’esperienza quotidiana e mondo sognato e forse possibile.
Ben consapevoli della sostanziale drammaticità dell’esistenza, i bambini disegnati da NOx preferiscono trovare una propria dimensione nell’interiorità del mondo meraviglioso e fantastico delle proprie fantasie. È questo il senso del titolo della mostra, Do Not Disturb, che in mostra campeggia in un lavoro di NOx a parete. E sotto la scritta, una bambina traccia una linea per terra, e pare tracciare un confine.
Il disegno qui si fa limite. E’ soglia da varcare e oltre la quale prende vita un mondo altro, forse più fantasioso e migliore del nostro, che per sua natura, o forse per scelta, resta inaccessibile. È la bambina a impedirci di varcare quella soglia e di spingerci oltre, chiedendoci gentilmente, ma perentoriamente, di non disturbare. Eppure proprio attraverso il gesto di tracciare un limite invalicabile, la bambina indica l’esistenza di una realtà possibile, di cui diversamente non conosceremmo nulla, perciò ne apre la visione ai nostri occhi increduli.
C’è un mondo e una realtà oltre quella parete, c’è un confine tracciato e un segreto oltre quella linea. E’ un mondo misterioso e nascosto, che vive e che palpita, da cui lo spettatore è sì lasciato fuori, ma non per esserne realmente e profondamente escluso. Al contrario, la linea oltre la quale la bambina del disegno traccia il suo mondo fantastico, indica l’esistenza di un’altra realtà possibile: forse un po’ visionaria e fantastica, profondamente poetica, ma soprattutto credibile e viva tanto quanto quella un po’ più grigia e spenta che tanto spesso siamo rassegnati ad accettare come nostra.
Non resta allora che lasciar correre lo sguardo oltre la linea disegnata sul muro (o forse tracciata dentro noi stessi) disponendo la fantasia a lanciarsi oltre il confine, per fare esperienza di quel mondo nuovo che già ci sorride e ci aspetta.